Tre piani con uno ammezzato e dei quali l’ultimo terrazzato, realizzato in epoca più recente, dal quale si gode una delle viste più belle sulla rada del Mar Grande, compongono il palazzo sito alla via Paisiello 56 recentemente restaurato da Arcangelo Santamato per essere adibito ad un elegante Bed&Breakfast.

La genesi dell’immobile potrebbe farsi risalire, in attesa di ulteriori ricerche in corso, alla fine del settecento alla luce dell’esame effettuato sulla pavimentazione originaria in parte venuta fuori durante le operazioni di restauro. Come molti dei palazzi nobiliari ubicati in via Paisiello ed affacciati lungo la “Ringhiera” anche questo immobile sorge su preesistenze medievali che si leggono negli ambienti che compongono il vano ipogeo (circa 100 mq) posto sei metri al di sotto dell’attuale piano stradale sotto il banco roccioso originario lungo il tratto più alto di quella che costituiva la cinta muraria naturale che cingeva la parte alta dell’acropoli verso il Mar Grande.

L’ipogeo sembra aver avuto più fasi costruttive. Un primo ampio ambiente è situato sulla sinistra al termine del descenso. E’ una sala voltata a botte con due bocche di lupo che danno su via Paisiello. Le bocche di lupo sono tipiche aperture utilizzate per poter dare luce ed aerazione ai locali interrati o per poter calare materiali e prodotti. Questo ambiente è stato adibito a foggia granaria. Siamo infatti lungo quella che un tempo era chiamata via delle Fogge. Immettono invece sulla “ringhera” tre bocche di lupo. Un passaggio, caratterizzato da una trave le cui caratteristiche danno la percezione di essere componente della prima fase di utilizzo dell’ipogeo, immette in un ampio salone con volta a botte probabilmente sette/ottocentesca. Un ambiente chiaramente ampliato rispetto al passato come testimoniano le strutture triarcate soprastanti gli ambienti oggi adibiti a servizi igienici. Si tratta di strutture assolutamente medievali dalle quali si evince che doveva trattarsi del vano di ingresso che dalla antica via delle Mura portava dentro l’ambiente ipogeo. Al centro di questo salone si apre un passaggio ad arco che immette in quello che sembra essere stato il primo ambiente ipogeo della complessa struttura caratterizzato altresì da uno uno stretto fronte di cava di probabile età greca. E’ l’ambiente più affascinante in quanto rimasto sostanzialmente integro rispetto al primo impianto. La prima ipotesi che ad una prima visione dell’ambiente viene fatta è di una possibile stalla, e forse l’utilizzo in età medievale tale poteva essere.

Tuttavia alcune perplessità sorsero dopo un esame più accurato condotto insieme alla d.ssa Silvia De Vitis. Si sarebbe formulata infatti l’ipotesi che potremmo trovarci di fronte ad un ambiente di culto cavato in età paleocristiana, considerando che il piano di calpestio originario era più basso nonché osservando il profilo perfettamente concavo della superficie ad ovest dell’ambiente stesso e le due volte in asse che potrebbero richiamare un impianto cultuale paleocristiano su modello simile a San Pietro di Crepacore (Torre Santa Susanna). Sarebbe questo il primo rinvenimento di un impianto cultuale paleocristiano nella parte alta ed occidentale dell’isola. Straordinaria appare inoltre la similitudine con un altro ambiente, anch’esso attribuito a luogo di culto, emerso nel corso di recenti scavi al di sotto del castello aragonese. Un ambiente insomma tutto ancora da studiare ed interpretare.

Fonte: www.nobilissimataranto.it