Posizione e contesto rendono interessante l’area dell’ipogeo già prima di una ricognizione diretta: il palazzo è infatti prospiciente il convento di San Michele che si sovrappone al temenos del tempio dorico di piazza Castello.

Ha come linea di confine via Duomo, identificabile con la via Appia romana e con la strada Maggiore medievale e bizantina.

Entrando, la prima cosa che colpisce è la presenza di grandi arcate realizzate con cura che reggono una volta in carparo. Dal momento che di consueto le grandi volte a botte che coprono gli ipogei sono realizzate in tufo e databili al XVIII secolo, questa deve essere più antica, come del resto questa parte del palazzo.

Le pareti offrono una stratigrafia muraria che va dall’XI secolo sino al XVII.

Sono visibili alcuni pilastri e blocchi di evidente reimpiego certamente di epoca altomedievale, ma in alcuni casi si può ipotizzare anche una provenienza dalle cave del tempio dorico.

Anche i tagli di cava del banco di carparo dimostrano le diverse fasi di attività: naturalmente, le tracce più antiche sono quelle superiori, mentre le più profonde sono le più recenti.

Sono databili fra il X/XI secolo e l’età Moderna.

Tale quadro concorda con quanto rilevato nell’area del tempio dorico di Piazza Castello, dove vi è una prima cava collegata all’edificazione del tempio arcaico, poi colmata sempre in età arcaica con grandi blocchi irregolari e polvere di carparo derivata dalla rifinitura dei blocchi. Successivamente,

dopo uno iato dovuto all’abbandono dell’acropoli in epoca romana, la stessa area è stata spoliata dei grandi blocchi isodomici che si trovano reimpiegati in molti ambienti intorno a piazza Castello e adibita a cava.

Con la rifondazione bizantina di Taranto intorno all’anno Mille molti tagli di cava sono stati utilizzati proprio come delimitazione di ambienti ipogei che integravano le pareti mancanti con muri realizzati con materiali di risulta, blocchi e anche colonne in carparo (greche).

Sotto l’attuale piano di calpestio v’è un potente interro nel quale proseguono le grandi arcate che dividono longitudinalmente l’ambiente, ma naturalmente l’escavazione dell’ambiente più profondo è posteriore e collegata all’aspetto attuale del palazzo.

Osservazioni simili possono valere anche per il contiguo ambiente sotto il negozio di antiquariato.

(Silvia De Vitis)
Fonte: www.nobilissimataranto.it