Le prime notizie ci giunsero in occasione del decimo Convegno di Studi sulla Magna Grecia. Questa sessione rimane un caposaldo nella storia di questa importante assise scientifica non solo perché dedicato esclusivamente a Taranto nella civiltà della Magna Grecia ma anche perché vide la presenza in una delle sue ultime apparizioni pubbliche di P. Wuilleumier l’autore nel 1939 della celebre monografia “Taranto dalle origini alla conquista romana” che costituisce tuttora un contributo notevole alla conoscenza della topografia antica di Taranto.

In quell’occasione Felice Gino Lo Porto, a proposito della sua tesi secondo cui le antiche chiese cristiane esistenti sull’acropoli sorgessero sulle fondamenta dei templi pagani, sosteneva che “un altro elemento a sostegno della nostra tesi è la recente scoperta, davvero insperata, sotto le fondazioni della Chiesa di San Domenico di un imponente stereobate certamente pertinente ad un tempio greco di notevoli proporzion.

Si ha quindi la prova che almeno alle due estremità orientale ed occidentale dell’acropoli, in corrispondenza di due chiese cristiane, sorgevano due imponenti templi e forse entrambi di età arcaica. Si può quindi supporre, in analogia con Siracusa ed Agrigento, che altri templi possano trovarsi sotto altre chiese allineate sull’altura di Taranto Vecchia.” Dunque un tempio era stato posto ad accogliere chi arrivava dal mare per entrare nel porto. Pensiamo all’impatto che si ha ancora oggi vedendo la facciata della chiesa di San Domenico dal cavalcavia; ebbene quel volume era solo la cella interna del tempio. Il tempio, facendo da pendant a quello dorico in piazza Castello, chiudeva l’antica area urbana dal lato opposto.

I due templi, in sostanza si ergevano alle due estremità opposte dell’acropoli, delimitandone il perimetro. Come è noto, dopo le indagini archeologiche degli anni settanta e la sistemazione del chiostro anche a seguito dell’ubicazione degli uffici della Soprintendenza, è possibile ammirare i resti del tempio di cui parlava il Lo Porto all’interno del chiostro. Nella brochure della Soprintendenza Archeologica “L’antico chiostro di San Domenico a Taranto” così leggiamo: “Lungo l’ala settentrionale del chiostro, è ancora possibile osservare dall’alto i resti delle sostruzioni (poderose opere di fondazione, alte più di cinque metri, in blocchi di carparo messi in opera a secco) della peristasi (camminamento perimetrale, originariamente scandito da colonne) di un tempio costruito sull’acropoli della colonia greca di Taranto già nel VI sec. a.C. e ristrutturato nel corso del secolo successivo. Sono visibili anche le fondazioni del muro perimetrale della cella (luogo destinato al culto) dell’edificio templare, occupata successivamente, con opportune modifiche anche di orientamento interno, dalla chiesa cristiana.

Di tale struttura sono riconoscibili verso sinistra, sull’attuale parete meridionale della chiesa confinante col chiostro, anche due ortostati (blocchi di notevoli dimensioni posti di taglio), relativi appunto al filare inferiore dell’elevato della cella del tempio greco e ancora, quindi, nella collocazione originaria.” E veniamo alle scoperte più recenti che riguardano il nostro tempio e di cui si sono avute alcune notizie pochi mesi orsono già durante i lavori di pulizia e ristrutturazione dei locali, che serviranno alle attività della Confraternita dell’Addolorata, che si trovano ai lati proprio sotto la scalinata che dà accesso alla chiesa. Siamo ora in grado di mostrarvi in anteprima esclusiva alcune di queste immagini dei bellissimi ritrovamenti, che arricchiscono ulteriormente quelle già visibili nel chiostro, contribuendo sia pur in modo ancora non definitivo a definire le caratteristiche e le dimensioni di questo grande tempio dorico.

Sono state messe in luce, come ha spiegato il Soprintendente Archeologo Luigi La Rocca nella sua relazione al recente convegno di studi sulla Magna Grecia “le sostruzioni del muro occidentale del tempio già noto ed indagato dal Lo Porto. Corrispondente al lato occidentale dell’edificio di età greca si sviluppa per tutta la lunghezza dell’ambiente moderno. Il paramento murario si sviluppa per circa 12 metri e il muro è impostato direttamente sul banco roccioso con i blocchi che si presentano rasi e lavorati e i tre filari inferiori svolgono funzioni di livellamento del piano di posa”.

Fonte: www.nobilissimataranto.it