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Esponente di primissima fila nelle vicende musicali d’Europa nell’ultimo trentennio del Settecento, Paisiello fece della commedia per musica napoletana un genere sovranazionale; nel contempo, con Nina gettò le basi di un gusto protoromantico che fruttificò nei decenni a venire. I contemporanei e la storiografia musicale ottocentesca gli vollero attribuire la paternità dei nuovi istituti formali introdotti nel dramma per musica. I suoi lavori contribuirono a far convergere la stima e l’interesse degli spettatori coevi non soltanto sul cast ma anche sul compositore e sulla sua partitura, considerata un prodotto artistico da replicare e da rigustare.

Nacque a Taranto in Piazzetta Monte Oliveto da Francesco Paisiello, eminente chirurgo veterinario al servizio di Carlo III Re di Napoli e Grazia Fuggiale.

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Il nucleo familiare di Francesco Paisiello, ivi compreso il piccolo Giovanni (i fratelli maggiori Porzia e Raffaele erano morti), risiedeva da anni nella casa del cognato sacerdote, Francesco Fuggiale, situata alle spalle del duomo. Come rivela il registro dei battesimi fu battezzato nel Duomo di San Cataldo. All’età di 8 anni entrò al Collegio dei Padri Gesuiti a Taranto con la prospettiva di intraprendere la carriera giuridica; ben presto Giovanni rivelò un eccellente orecchio e notevoli qualità canore; ad accorgersi dei suoi talenti furono non solo i Gesuiti ma anche Girolamo Carducci Agustini, Marchese di Fragagnano, che convinse Paisiello padre a mandare Giovanni a studiare a Napoli. Francesco Paisiello, tuttavia, non si mostrò subito favorevole alla partenza, e nel frattempo Giovanni continuò a studiare con Don Carlo Resta, eccellente tenore e maestro di arciliuto. Su questo strumento Giovanni si esercitò assiduamente per due mesi.

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