Riti, l’Addolorata nel cuore dei tarantini. Folla stanotte sul pendio ad accogliere la Beata Vergine, la Mamma com’è chiamata affettuosamente dai fedeli

Folla stanotte sul pendio ad accogliere la Beata Vergine Addolorata (la Mamma, come la chiamano affettuosamente i tarantini) all’inizio del suo mesto pellegrinaggio alla ricerca del Figlio. Dal tardo pomeriggio, facendo ala ai “perdune” in pellegrinaggio alle chiese dell’Isola, molti hanno preso d’assalto via Duomo alla ricerca delle proprie radici, un po’ maltrattate in verità, e con la speranza di intravvedere segni di una rinascita, purtroppo deluse, anche se da parte dei privati che vi operano c’è una certa vivacità di iniziative. Apprezzati i “sepolcri” allestiti nelle chiese del quartiere. Tanta gente ha partecipato anche alla “Coena Domini” celebrata dall’arcivescovo in cattedrale.

Poi, tutti davanti a San Domenico. Lentamente i confratelli dell’Addolorata, già dalle 23.00, hanno iniziato a scendere la ripida scalinata della chiesa. All’affacciarsi della Beata Vergine, l’arcivescovo ha pronunciato un’accorata allocuzione. “Anche oggi noi siamo qui a presentarti il dolore del mondo, di Taranto, in particolare quello delle mamme per i nostri bambini e ragazzi morti, e sappiamo che tu ascolterai la preghiera, perché sei Tempio di quel Dio compassionevole e misericordioso. C’è sempre una via d’uscita, c’è sempre un viottolo che porta discreto al sepolcro vuoto e al giardino della Resurrezione. Persino nel rogo di Notre Dame di Parigi ho scorto la speranza in quella gente che ha vedeva distruggere la propria cattedrale, ma non la propria fede, infatti pregava e cantava a te Madre di Dio”.

E ancora: “Più ci avviciniamo all’orbita del tuo cuore addolorato, più ci sembra percepire il coro delle preghiere più vicino ad esso, un coro di mamme per i loro figli, il coro degli ammalati, dei poveri, delle persone sole. Ognuno di noi ha una preghiera, sono tutte distinte e distintamente ascoltate. Persino le case qui intorno e i vicoli sembrano invocarti nella prova, in attesa di risorgere. Ti sono note o madre tante situazioni di indigenza, di degrado, di delinquenza, della droga spacciata a cielo aperto e consumata in tanti angoli di Taranto vecchia e non solo qui. E poi quanto dolore , quanta sofferenza per disintossicarsi da questo cammino aperto dai mercanti di morte. Siamo inoltre duramente provati da tante emergenze, quelle dell’ambiente inquinato, della salute , del lavoro, dell’azzardo che sono tanto più gravi quanto meno sono percepite. Siamo profondamente feriti, ma non siamo annullati”.

Tanta curiosità per i bambini delle “pesàre” e commozione per i crociferi che con il loro incedere hanno dato l’idea, seppur alla lontana, di quello che doveva essere il doloroso cammino di Gesù al Calvario. E poi, la Madre, ad accogliere le preghiere di tante altre mamme per le dolorose vicende dei loro cari, alle prese con la malattia e la disoccupazione. Il suono della banda, con “Gravame”, ha reso più palpabile il pathos e il pellegrinaggio ha avuto così il suo inizio. Alle sette di stamane, Venerdì Santo, la processione ha attraversato il ponte girevole per poi distendersi su via D’Aquino, sotto un cielo finalmente sereno .

Innumerevoli i fasci floreali posti dalle mamme davanti alla Vergine, scortata da carabinieri, vigili urbani e vigili del fuoco.

In piazza Giovanni XXIII l’Addolorata ha ricevuto il saluto e l’offerta dell’incenso da parte del padre spirituale dell’arciconfraternita del Carmine, don Marco Gerardo. Quindi la processione ha percorso via Anfiteatro e via Berardi e attorno alle ore 10.30 l’Addolorata è entrata nell’istituto Maria Immacolata per la consueta sosta; quest’anno per la prima volta il simulacro è stato portato nella stupenda cappellina allo scopo di favorire i momenti di preghiera guidati dal cappellano don Tonino Caforio. Un’ora dopo si è ripreso il cammino lungo una stracolma via D’Aquino. Il rientro in San Domenico è previsto nel primo pomeriggio per l’Azione liturgica del Venerdì Santo. Alle ore 17, infine, appuntamento con i Misteri.

di Angelo Diofano

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