Il ritorno dei tarantini al santuario della Madonna della Salute

Sono molti i tarantini che stanno visitando il restaurato santuario della Madonna della Salute, in città vecchia, riaperto al culto lo scorso dicembre dopo circa quarant’anni di chiusura. Già diverse le coppie di fidanzati che hanno scelto quella chiesa per convolare a nozze nei prossimi mesi. La contemplazione degli interni spaziosi, ritornati alla lontana e dimenticata bellezza, costituiscono occasione per ricordare i padri gesuiti succedutisi nella custodia del santuario e nelle attività scolastiche dell’attiguo istituto “San Luigi”, contribuendo notevolmente alla crescita sociale, culturale e religiosa dalla città, come i padri Sorice, Campagna, Discepolo, Cavallo, Greco, Angioletti, Petrecca. Inoltre come non rammentare la figura di padre Valentino Gutierrez, cappellano in Arsenale? Una volta i lavoratori gli donarono il denaro per il biglietto aereo di andata e ritorno in Colombia, suo paese originario, per riabbracciare i familiari; quei soldi furono però da lui devoluti a una famiglia bisognosa,

Osservando l’artistico pulpito, l’unico delle chiese cittadine indenne dalla campagna “modernizzatrice” degli anni sessanta, Antonio Fornaro, studioso di tarantinità e vecchio alunno del “San Luigi”, racconta che nella notte di Natale del 1956, studente di prima media,  toccò a lui salirvi per declamare l’omelia preparata dal direttore. “Era consuetudine ogni anno affidare a un alunno di prima media questa incombenza, in verità molto ambita – ci ha riferito Fornaro – Dovetti imparare a memoria lo scritto di padre De Bonis, con interminabili prove. Poi, quando salii sul pulpito, vestito da chierichetto con la cotta e il tricorno (una berretta in quel tempo molto in uso fra il clero), riuscii a vincere la grande emozione e declamai l’omelia senza problemi”.

Un’altra descrizione, alquanto romantica, del Natale al santuario ci viene da Nicola Caputo in “Quel Natale fatto in casa”: “Giovanissimo, mi capitò per qualche anno di assistere alla Messa di mezzanotte nella chiesa di Monteoliveto, nella città vecchia. Io, Tommaso, Carlo e altri amici lasciavamo la casa degli squisiti e gentili signori Picardi che ci ospitavano e ci dirigevamo a piedi verso la chiesa … con quella sua piccola scalinata che creava non poche difficoltà alle donne anziane. All’interno, ci accoglieva un piacevole tepore: il calore di uomini, donne, bambini che, stretti uno accanto all’altro, si riscaldavano a vicenda. Me ne stavo sempre dietro, quasi poggiato al portone del tempio. E guardavo la gente, i santi, gli arredi sacri… l’altare di Sant’Ignazio di Loyola e quello di San Michele Arcangelo. E fu proprio sotto quell’altare che, il primo anno, scorsi una ragazza che ancora adesso mi pare di rivedere nel suo modesto cappotto marrone, la sciarpa di lana bianca attorno al collo, la trousse tra le mani. Gli occhi neri come due cozze di Mar Piccolo, lo sguardo ficcante, le guance arrossate dal vento di tramontana che, poverina, per venire in chiesa, s’era preso allo svoltare di ogni vicolo…”.

Il professor Carmine Carlucci, presidente del Comitato per la qualità della vita, conserva invece nitido il ricordo degli anni trascorsi nell’oratorio dei gesuiti, attivo con la guida di padre Barrella negli spazi sottostanti l’istituto “San Luigi”. “Diversi professionisti tarantini – racconta – prestavano la loro opera nel doposcuola, fra questi il farmacista Settembrini e il futuro magistrato Saggese. In estate, dall’oratorio, scendendo più giù, accedevamo al mare per fare il bagno assieme ai padri. Quelli spazi sono ancora accessibili e spero di tenervi visite guidate”.

Molti scommettono sulla rinascita dei luoghi antistanti il santuario, interessati a diversi interventi di ristrutturazione, alcuni già completati. Diverse famiglie giovani, provenienti al di là del ponte, vi stanno già risiedendo. È il caso di Cosima Fuggiano e Luigi Maggi: “Quando dieci anni fa decidemmo di trasferirci nelle immediate vicinanze di piazza Monteoliveto, tutti ci dettero addosso, dicendoci che ce ne saremmo pentiti in quanto ritenuti luoghi del degrado e del malaffare. Invece, a distanza di tempo, ci sembra di vivere in un sogno per com’è fantastico. Certo i problemi nell’Isola non mancano, ma con l’aiuto di tutti, ne siamo certi, il bello vincerà”.

di Angelo Diofano

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